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LA FARMACOECONOMIA
COME SFIDA PER IL FARMACOLOGO (a cura del prof. Luciano Caprino)
I Paesi dell'occidente industrializzato, per mantenere la
spesa del proprio sistema sanitario nell'ambito delle risorse
finanziarie disponibili, ritengono in genere importante proporsi
delle priorità anche nelle scelte dei trattamenti farmacoterapeutici.
E' facile infatti oggi ipotizzare che non sarà più
possibile garantire per tutti ogni tipo di trattamento farmacologico,
in particolare nel caso di farmaci che possono offrire solo
un generico beneficio.
Questo atteggiamento dettato da considerazioni economiche
difficilmente eludibili, risulta però, almeno in termini
assoluti, in contrasto con il principio, normativo ed etico,
che il paziente deve essere al centro del sistema sanitario,
perché sono prioritari i suoi bisogni di salute. Esso
deve invece essere accettabile, almeno in termini relativi,
in base alla consapevolezza che le risorse non sono illimitate,
che quanto viene assegnato ad un paziente viene inevitabilmente
sottratto ad un altro e che la società ha il diritto/dovere
di accertarsi dell'efficacia di una terapia prima di concederne
l'uso gratuito.
In linea con questo principio, negli ultimi anni il valore
del trattamento farmacoterapeutico è stato oggetto
di una profonda revisione: ai tradizionali criteri di efficacia
e di sicurezza si stanno affiancando nuovi criteri quali quelli
dell'utilità (qualità di vita) e della convenienza
economica. Sulla base di questa esigenza la Farmacologia si
sta interessando e sta studiando criteri per la valutazione
del costo di un trattamento terapeutico, correlando in una
visione generale l'Efficacia e la Sicurezza nel rapporto Costo/Efficacia
Costo/Utilità e Costo/Beneficio. In pratica tre aree
disciplinari la Farmacologia, la Terapia, e l'Economia apparentemente
distinte ed autonome hanno trovato un punto d'incontro per
dare vita ad una disciplina la Farmacoeconomia che sta oggi
emergendo ed acquistando sempre maggiore importanza. Una disciplina
che, con suoi fondamenti teorici, sta assumendo una propria
fisionomia e che attraverso una precisa metodologia cerca
di aiutare il medico a selezionare i farmaci più utili
per il trattamento delle malattie.
Questa disciplina sta trovando sempre maggiore spazio in quanto
in ogni paese economicamente sviluppato le risorse finanziarie
disponibili per la salute e in subordine per la spesa farmaceutica
non sono infinite. Ogni Organizzazione Sanitaria si sta dando
delle priorità nella scelta dei trattamenti farmaco-terapeutici,
essendo consapevole che non sarà più possibile
mettere a carico della collettività farmaci che possono
esplicare solo un qualche generico beneficio. Il valore di
un farmaco che fino ad ieri era legato al rapporto rischio
beneficio, deve oggi essere legato anche al rapporto costo-beneficio.
La dimostrazione della utilità e della convenienza
di un trattamento farmacoterapeutico è diventata un
necessario completamento dell'efficacia clinica che, nella
valutazione economica del farmaco, viene espressa dagli anni
di vita guadagnati e dal miglioramento della qualità
della vita. Sulla base di queste osservazioni, il Farmacologo
Medico ha oggi un nuovo compito quello di contribuire, con
studi ed osservazioni di farmacoeconomia, alla risposta di
alcuni quesiti:
· Quali farmaci devono essere inseriti in un prontuario
Terapeutico Nazionale e quali in un prontuario Terapeutico
ospedaliero ?
· quale farmaco è più indicato per un
determinato paziente?
· quale sostanza è la migliore candidata allo
sviluppo per una industria farmaceutica?
E' possibile oggi effettuare scelte farmacoeconomiche corrette
in quanto, a differenza dei metodi usati nel passato per la
valutazione dei benefici terapeutici che erano basati esclusivamente
sul giudizio clinico del singolo medico, si hanno a disposizione
evidenze derivanti da studi controllati. Il medico in questo
scenario, caratterizzato da un incremento dei bisogni sanitari
e delle aspettative di vita, da una riduzione delle risorse
a disposizione, si troverà, se non già si trova
oggi, ad operare in modo diverso rispetto agli anni passati.
Il medico dovrà considerare i problemi economici e
l'importanza da lui svolta nel determinismo della spesa farmaceutica.
Il nuovo compito del Farmacologo Medico dovrebbe essere quello
di fornire al clinico notizie per effettuare scelte di priorità
d'impiego di farmaci, avendo come base una scala di misura
in grado di valutare il beneficio terapeutico netto (beneficio/effetti
avversi) di un trattamento, il costo, il valore del risultato
ottenibile (ad esempio vita salvata) e la probabilità
di ottenere tale risultato. Applicare questa scelta di priorità
non significa che i trattamenti farmacologici, a costo elevato,
possano in assoluto essere rifiutati al malato. Un trattamento
costoso può avere una bassa priorità solo se
i benefici terapeutici attesi appaiono troppo modesti per
giustificarne la spesa. Sebbene "stabilire delle priorità"
nella assegnazione di risorse sanitarie potrebbe apparire
in contrasto con il principio etico di salvaguardia della
salute del singolo paziente, in realtà presume l'obiettivo
per cui ottimizzando la gestione del singolo malato si arrivare
ad offrire la possibilità di un trattamento efficiente
per il maggior numero di malati possibile.
Il Farmacologo Medico deve in pratica cercare di orientare
l'utilizzo razionale dei medicamenti e non interessarsi delle
patologie da trattare; deve quindi riuscire a fornire al clinico
le seguenti informazioni su un determinato farmaco:
· è efficace, vale a dire dimostra di possedere
un beneficio terapeutico documentato dall'aumento dell'aspettativa
di vita e/o miglioramento della qualità di vita o correzione
di parametri patologici (end point surrogati).
· è sicuro o, almeno, ha un rapporto beneficio/rischio
favorevole
· è più efficace di un altro farmaco
· è meno efficace, ma molto più sicuro
di un altro farmaco
· è altrettanto efficace, altrettanto sicuro
di un altro farmaco, ma ha altri vantaggi in termini di biodisponibilità,
farmacocinetica, farmacodinamica, non interferenza, etc
· è più economico: per costi diretti
e/o per costi indiretti
Il Farmacologo Medico deve infine riuscire a contrastare alcuni
comportamenti che oltre a determinare un aumento della spesa
farmaceutica non sono assolutamente etici. In particolare
deve riuscire ad integrare l'informazione su un farmaco spesso
fornita dall'industria farmaceutica in modo incompleto, deve
contribuire alla stesura di LINEE
GUIDA TERAPEUTICHE, deve ostacolare la TEORIA DEL PROVIAMO"
o la TEORIA DEL "SE NON FA BENE, PERO' NON FA MALE"
E' opportuno ricordare che, secondo uno studio effettuato,
molto spesso la scelta di un farmaco da parte del clinico
è basata sulla sua esperienza personale (il farmaco
sembra che funzioni), sulle raccomandazioni degli esperti,
sulle sollecitazioni dell'industria, mentre al contrario dovrebbe
essere sempre basata su una analisi critica dei dati prodotti
dalla ricerca. Negli ultimi decenni la ricerca ha prodotto
una quantità di dati, scientificamente attendibili
e clinicamente rilevanti, che non ha uguali nella storia.
Tali dati costituiscono le basi della cosiddetta "EVIDENCE
BASED MEDICINE". Problemi etici correlati all'impiego
di criteri farmacoeconomici, possono scaturire dalla applicazione
di studi che tengano presente solo del costo/opportunità.
Uno dei più rilevanti problemi conflittuali dal punto
di vista etico nasce quando emerge che il medico deve tenere
conto non solo del singolo paziente (per non venire meno al
primo dovere di curare al meglio possibile il singolo paziente)
ma anche dell'INTERESSE di tanti altri pazienti, vale a dire
della intera COMUNITA'.
In conclusione, l'utilizzo dei farmaci oggi presenta diffuse
ripercussioni sociali ed economiche, ed implicazioni etiche,
e necessita di soluzioni che nascano sia da un confronto multidisciplinare
che dall'opera responsabile di tutte le parti direttamente
o indirettamente coinvolte nel problema. Il Farmacologo Medico,
studioso di farmacoeconomia, può aiutare a risolvere
parecchie problematiche a condizione che si realizzino alcune
circostanze, quali il recupero da parte di tutti gli operatori
sanitari di un metodo scientifico di lavoro, di una autonomia
culturale-professionale e di una corretta applicazione di
principi di Eticità. In altre parole è necessario
che l'Etica e la FarmacoEconomia convergano verso un unico
obbiettivo finalizzato alla realizzazione dei propositi di
salute per ciascuno di noi già sanciti dall'OMS: l'etica
deve suggerire i principi di base rispetto ai quali operare
nel rispetto di ogni essere umano e della sua sofferenza nella
malattia; la FarmacoEconomia deve fornire i mezzi per un'equa
programmazione sanitaria evitando sprechi di risorse.
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