| FARMACI E QUALITA'
DELLA VITA: PROBLEMI DI ETICA O DI ECONOMIA?
Antonio
G. Spagnolo
Prof. associato di bioetica. Università Cattolica
Roma
L'interrogativo
che emerge nel correlare l'uso dei farmaci e la qualità
della vita rimanda a sua volta ad una necessaria previa
considerazione su quale sia in campo sanitario la correlazione
tra etica ed economia e se quest'ultima possa mai accordarsi
con l'etica. L'economia, che non equivale alla semplice
logica del risparmio, si configura come la scienza che
valuta non soltanto le risorse impiegate ed i costi
ad esse relativi, ma anche i risultati che conseguono
al loro impiego. Ora, la valutazione di questi risultati
si basa su criteri che non sono esclusivamente di carattere
economico ma anzi si basano su un sistema di valori
e dunque diventa rilevante, nella valutazione di tali
risultati, l'approccio etico. In altre parole, l'economia
non può essere concepita come una scienza autonoma in
senso assoluto oppure tale che debba trovare l'eticità
dentro di sé: in una tale concezione finirebbe per catturare
dentro di sé anche il valore uomo, secondo una discutibile
visione utilitaristica ed economicistica. Si tratta
allora di comporre armonicamente etica ed economia in
chiave antropologica e in termini di bene per la persona,
riferimento ultimo per l'etica e per l'economia (in
definitiva nella subordinazione dell'economia all'etica,
non di una alternativa fra loro). Di fatto, il riferimento
agli aspetti economici rientra inevitabilmente nelle
diverse analisi che possono essere effettuate per valutare
farmaci e/o associazioni di essi in rapporto a specifiche
patologie (analisi costo-beneficio, costo-efficacia,
costo-utilità). Tutte queste valutazioni anche economiche
hanno indubbiamente il loro peso ai fini di una scelta,
ma possono nascondere il rischio di ambiguità, se non
vengono precisati. Perché queste analisi conservino
un significato chiaro ed una loro correttezza etica
è necessario che i valori di riferimento, e del costo
e del beneficio o della efficacia o della utilità sia
identico o, come si dice, omologo (costi
e benefici/utilità/efficacia in relazione alla persona
e non all'economia). Qui entra in gioco un altro aspetto
di rilevanza etica che è il riferimento alla nozione
di qualità della vita (QL) al fine di giustificare l'efficacia/utilità/beneficio
dei farmaci in relazione ai loro costi. Occorre dire
che la QL correlata con la salute è un concetto multidimensionale
che include non solo le aree dello stato funzionale
ma anche quelle del benessere psicologico-sociale, spirituale,
della percezione della salute, dei sintomi correlati
con la malattia, degli effetti del trattamento. Per
avere un qualche senso, perciò, il concetto di QL deve
essere correttamente inteso, e in particolare non deve
essere innanzitutto contrapposto, impropriamente, al
concetto di "sacralità della vita": entrambi i concetti
sono complementari e non alternativi. La contrapposizione
che viene fatta è spesso di ordine ideologico e non
reale: la vita, infatti, può avere una qualità solo
se ne è rispettata la sua esistenza fisica la quale
diventa pertanto valore fondamentale, una qualità prima,
mentre la successiva qualità ne è l'auspicabile perfezionamento.
Inoltre, nonostante i numerosi strumenti proposti per
la valutazione della QL, questi risentono tutti di carenze
più o meno significative, in quanto sono in grado di
valutare solo la punta dell'iceberg che è il complesso
delle componenti della QL di una persona e che mai potranno
essere pienamente rappresentati da scale, test, questionari.
I trials clinici sono, forse, il campo dove il ricorso
al parametro della QL può essere meglio giustificato,
potendo offrire risposte più idonee nel confronto fra
farmaci, terapie alternative, interventi chirurgici,
rispetto alla sola valutazione dell'efficacia biologico-clinica.
Particolarmente quando i diversi interventi vengono
prospettati con l'intento palliativo, il riferimento
alla QL si presenta indispensabile. E' forte il rischi,
tuttavia, che nelle analisi economiche relative ai farmaci
le misurazioni della qualità della vita possano essere
facilmente "tirate" verso le conclusioni che possano
essere convenienti per alcuni. Occorre, perciò, considerare
il possibile conflitto di interessi che può sorgere
tra chi conduce l'analisi e le industrie farmaceutiche
che sponsorizzano la ricerca dalla quale deriveranno
conseguenze per la commercializzazione di farmaci risultati
più economici rispetto ad altri sulla base della valutazione
della QL. Recenti studi hanno messo in evidenza che
quando i ricercatori sono sponsorizzati da industrie
farmaceutiche nel condurre le analisi di farmacoeconomia
sono meno predisposti a essere critici con la sicurezza
e l'efficacia dei farmaci considerati - e dunque sulla
rilevazione della QL - rispetto agli studi sponsorizzati
da organizzazioni non profit. I Comitati etici, chiamati
a valutare i protocolli di sperimentazione, non possono
non considerare anche questo aspetto, verificare la
reale efficacia degli strumenti proposti per valutare
la QL, e il loro significato per i singoli pazienti.
Il rischio, infatti è che se gli strumenti per valutare
la QL non sono idonei, le indicazioni generali emerse
dal trial saranno poi di fatto molto lontane dalla possibilità
di migliorare lealmente la QL del singolo paziente,
qui ed ora.
|